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L'ORGOGLIO NON SI FERMA

piattaforma rivendicativa

Comitato Bologna Pride

L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti sulle nostre vite, contribuendo ad aumentare le tante discriminazioni subite dalle persone LBGTIQ+, facendoci spesso sentire isolate e amplificando le condizioni di precarietà esistenziale. Anche se relegate in casa per la salvaguardia della salute pubblica, abbiamo continuato le nostre battaglia di libertà

Abbiamo dovuto far fronte a fragilità e vulnerabilità che colpivano già le nostre esistenze, e che con la pandemia sono emerse prepotentemente: violenze, discriminazioni legate al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere; benessere psicologico, già provato dal minority stress, messo ancora più a rischio da modelli di vita eteronormativi; precarietà lavorativa, che ha colpito in particolar modo le donne e chi aveva già in carico i lavori di cura. Abbiamo dovuto far fronte a tutto ciò rafforzando le nostre reti mutualistiche e costruendone di nuove. 

Il lockdown ci ha fatto sentire sospes* tra la necessità di reagire all’emergenza per rispondere ai nostri bisogni, vecchi e nuovi, e all’invisibilizzazione delle nostre istanze nel discorso politico: un sistema sanitario inadeguato a rispondere ai bisogni delle persone trans*, sieropositive, anziane; una retorica basata su uno slogan, #iostoacasa, che ha escluso tutte le persone senza dimora, detenute nelle carceri, richiedenti asilo, costrette nelle strutture di accoglienza e discriminate sulla base di concetti razzisti e razzializzanti; persone già marginalizzate prima della pandemia, in questi mesi sono state ulteriormente escluse dal mondo del lavoro e dalle sue forme di tutela, rendendo ulteriormente precarie le loro vite. Persone esposte a stress psico-fisico e a rischio di violenza fisica e/o psicologica, durante la quarantena forzata all’interno dei propri contesti familiari.

La gestione dell’emergenza Covid-19 ha fatto emergere ancor di più il rischio di invisibilizzazione e discriminazione delle soggettività lesbiche, gay, bisessuali, trans* e queer, non prendendo mai in considerazione le relazioni e le famiglie non inserite in un sistema familistico, abilista, patriarcale ed eteronormativo.

Per questi motivi e per essere visibile con i propri corpi, attraversando gli spazi pubblici e politici, la comunità LGBTIQ+ non può e non deve rinunciare al Pride, lo spazio che ha costruito con fatica in questi ultimi cinquantuno anni, riconnettendoci e riprendendoci gli spazi di lotta, con modalità che siano safer da un punto di vista politico e di salute. Siamo ancora qui, ad abitare la collettività, per rivendicare:

  • la necessità di una legge contro l’omobilesbitransfobia, calendarizzata in parlamento per luglio. Deve essere un tassello fondamentale della nostra legislazione perché l’impianto con il quale viene presentata prevede azioni culturali di contrasto alle discriminazioni, promuovendo non solo tutele ma soprattutto progetti di formazione e di protezione per chi subisce violenze fisiche e psicologiche per motivazioni legate al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Non è un caso che l’Italia sia il secondo paese in Europa, dopo la Turchia, per numero di omicidi nei confronti delle persone trans*. Il nostro obiettivo è una legge più completa possibile, che sanzioni i discorsi d’odio, che metta al bando le teorie riparative, che renda sempre più concreto e aggiornato l’articolo 3 della Costituzione italiana che sancisce per “tutti i cittadini la pari dignità sociale” e la piena uguaglianza “davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”;

 

  • una legge che preveda che due madri o due padri possano riconoscere fin dalla nascita i loro figli e le loro figlie, nati e nate da un progetto comune di genitorialità, da una scelta fatta di amore e responsabilità. Nell’attesa chiediamo alle istituzioni pubbliche della nostra Provincia e della nostra Regione di continuare su questa strada ormai tracciata, senza arretrare di un passo, nell’interesse preminente di minori che diversamente non avrebbero eguali diritti rispetto ai loro coetanei e alle loro coetanee. E’ la piena eguaglianza ciò che è giusto e umano, e ciò deve significare anche poter accedere alle adozioni piene e legittimanti come tutte le coppie o da single, nonché il matrimonio egualitario per tutte e tutti;

 

  • spazi per le realtà LGBTIQ+ che non dispongono di sedi e che, nonostante questa difficoltà, lavorano quotidianamente sul territorio, intercettando situazioni di fragilità, rispondendo a bisogni concreti e supportando le persone della comunità LGBTIQ+ in condizioni di vulnerabilità sociale ed economica;

 

  • il superamento dell’attuale legge 164/82 che norma i percorsi di affermazione di genere. La nostra richiesta prevede un accesso capillare e di prossimità ai servizi inerenti la salute per persone transgender e il riconoscimento dei farmaci di prima necessità per effettuare la Terapia Ormonale Sostitutiva;

 

  • investimenti economici e politici per l’educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità consapevole nelle scuole. Sono questi i luoghi di crescita e di formazione dell’identità individuale che vanno resi più inclusivi e accoglienti per garantire a tutte le persone di esprimere sé stesse, attraverso relazioni e modelli educativi non discriminatori;

 

  • la semplificazione delle modalità di accoglienza per le persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate LGBTIQ+, costretti a fuggire da Paesi che non riconoscono le loro identità. Questo non potrà essere fatto se non abolendo i decreti sicurezza, lavorando per abbattere le discriminazioni legate agli stereotipi culturali, razziali ed etnici e garantendo un diritto alla cittadinanza pieno ed equo;

 

  • un sistema di welfare capillare e diffuso, di prossimità, con servizi mirati per le persone LGBTIQ+, in terapia anti-retrovirale, che stanno invecchiando, che sono sottoposte a stress psico-fisico perché non riconosciute nelle loro specificità nei loro contesti di vita;

 

  • l’introduzione di tutele contro lo sfruttamento, strumenti di sostegno e riconoscimento per chi svolge forme di lavoro precario e non riconosciuto in un sistema lavorativo che invisibilizza le diversità e che alimenta le discriminazioni legate al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere;

 

  • la garanzia, in tutti i territori, della piena libertà di scelta per chi decide di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Una libertà minata costantemente dalla diffusione incontrollata dell’obiezione di coscienza del personale medico-sanitario, ormai a una media nazionale del 70% e dalla limitata possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico, nonostante proprio durante la pandemia Covid-19 sia stato individuato da Francia e Inghilterra come il trattamento più sicuro per limitare il rischio di contagio. La recente decisione della giunta umbra di sospendere l’aborto farmacologico in day hospital ha reso nuovamente evidente l’assoluta urgenza di avere in Italia l’accesso all’aborto sicuro e garantito in tutte le regioni e alla contraccezione gratuita e garantita in tutti i consultori.

Il Comitato Bologna Pride. 

Comitato Organizzatore Bologna Pride
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