Martedì 1 Luglio 2008
Mistificazione, minaccia, ricatto.
il Comitato Pride risponde alle affermazioni di Mons. Vecchi sul Pride Nazionale appena concluso
Il Comitato Bologna Pride, in risposta a quanto dichiarato ieri alla stampa, ricorda a monsignor Vecchi che non è Caffarra, ma Sergio Cofferati il primo cittadino di Bologna.
“Sergio Cofferati è stato scelto dalla cittadinanza in maniera democratica e
civile, ed è lui a rappresentare la città di Bologna†precisa Emiliano Zaino, uno dei portavoce del Bologna Pride. “Non è certo un cardinale appositamente scelto fra i più reazionari e ottusi e catapultato qui, a rappresentare una città in cui, nonostante tutto, è ancora forte il sentimento laico e civile che deve essere la base della convivenza fra le personeâ€.
“Tra le reazioni scomposte della Curia mai ci saremmo aspettati di arrivare a questo livello di mistificazione, di minaccia e di ricatto“ continua l’altra portavoce del Bologna Pride Paola Brandolini. “Le parole di monsignor Vecchi non sono nè limpide nè veritiere quando afferma che Caffarra è stato insultato.
Invece conosciamo tutti le parole di odio che ripetutamente Caffarra ci rivolge: odio che non fa altro che fomentare e pregiudizi e l’omofobia contro cui dobbiamo combattere ogni giorno. Se al Pride c’era qualche striscione di critica alle parole del cardinale, la causa è da ricercarsi nelle sue ben note e frequenti esternazioni.
Se questo a Vecchi dà fastidio, è meglio che si metta il cuore in pace, finchè siamo in democrazia. Troviamo oltremodo sgradevole che Vecchi usi l’arma del ricatto nei confronti dei - pochi - politici che abbiano avuto la coscienza di venire alla manifestazione di sabato. Li minaccia di perdere voti, compiendo per l’ennesima volta un’interferenza pesante e volgare nella vita politica della città â€.
Un’ultima scorrettezza Vecchi la compie quando dice che “Il Cassero (di Porta Saragozza) è della Madonna”.
“A noi risulta che invece sia patrimonio del Comune di Bologna, e quindi patrimonio di tutti i bolognesi†ribatte Marcella Di Folco. “Quel luogo, ora temporaneamente gestito come Museo della Madonna di San Luca, è stato in passato varie cose: da sede del partito fascista a magazzino del Comune, a sede Arci. Il periodo migliore a nostro parere l’ha vissuto quando fu affidato al Circolo di Cultura Omosessuale 28 gugno, primo storico impegno concreto di una amministrazione comunale coraggiosa verso la comunità gay,
lesbica e trans. Per noi quel luogo è un simbolo della nostra storia, ci è rimasto nel cuore, e sabato l’abbiamo ricordato. Non è stato fatto nessun insulto alla religione cattolica nè tantomeno alla Madonna di San Luca, cara a tutti i bolognesi e cara anche a molti gay,
lesbiche e trangenderâ€.
“Bugie, ricatti, mistificazioni, Vecchi stavolta ha davvero superato se stesso†conclude Zaino. “E tutto per cercare inutilmente di gettare fango su una manifestazione che è stata grandiosa nei numeri e nei significati. Sabato scorso Bologna ha vissuto un momento di altissima civiltà : le almeno 200.000 persone che ne hanno pacificamente riempito le strade dimostrano che la laicità dello stato e la parità dei diritti sono ancora valori forti, da difendere insieme, e soprattutto da proteggere da chi, come Vecchi, ha scarsa dimestichezza con concetti quali “parità , dignità e laicità â€, parole chiave di questo straordinario, bellissimo Prideâ€.



















