Martedì 1 Luglio 2008

Fermo di Graziella Bertozzo

ricostruzione dei fatti e valutazioni del Comitato Pride

A conclusione di un pride straordinario e partecipato oltre ogni aspettativa, durante gli interventi alla fine del corteo, è successo ciò che non ci saremmo mai aspettati di vedere in quella che è sempre stata una manifestazione pacifica e rispettosa a partire da noi stessi e dalle relazioni interne tra chi il pride lo costruisce e lo vive.


Graziella Bertozzo, militante del movimento LGBT, e appartenente alla rete Facciamo Breccia, ha chiesto in prima battuta il “permesso” di accedere al palco per esibire uno striscione recante Facciamo Breccia, durante il discorso di Porpora Marcasciano, non ai rappresentanti del Comitato organizzatore, ma a Porpora Marcasciano stessa che glielo ha negato. Di seguito a ciò, Graziella Bertozzo ha ripetutamente e arrogantemente tentato di accedere al palco rivendicando una titolarità che non aveva. Molti altri militanti ed esponenti di associazioni non avevano accesso al palco, ma contrariamente alla signora Bertozzo non l’ hanno preteso.

Di fatto - in seguito al rifiuto delle giovani volontarie che stavano gestendo gli ingressi – Gabriella Bertozzo ha assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti, supportata da altri componenti di Facciamo Breccia. L’improvvisa e incomprensibile violenza, tanto più incomprensibile perché espressa da una lesbica all’interno di un contesto pacifico come il pride, ha fatto precipitare la situazione, rendendola ingestibile e costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell’ordine. Secondo quanto raccontato da testimoni oculari, l’arrivo della polizia ha reso la Bertozzo ancora più aggressiva e violenta determinando il suo fermo da parte della polizia e il trasferimento in questura.

Il Comitato Pride ha dato notizia di questo fermo dal palco invitando la questura a un rilascio immediato della Bertozzo. Poco dopo, il presidente del Comitato Pride, e una dei tre portavoce, sono stati in Questura per cercare di facilitare il rilascio, attendendo l’uscita della Bertozzo avvenuta circa tre ore dopo.

In questi due giorni il Comitato ha ascoltato alcuni diretti interessati, testimoni oculari del fatto. Il dato che emerge con più forza è la carica di aggressività perpetrata da una militante storica e da altri esponenti di Facciamo Breccia nei confronti delle giovani volontarie, coperte di insulti e sedicenti accuse di atteggiamento fascista, proprio da chi stava compiendo una vera e propria azione di sopraffazione.

L’intenzione della Bertozzo era probabilmente di raggiungere altri attivisti di Facciamo Breccia che erano riusciti a intrufolarsi e che, durante l’intervento di Porpora Marcasciano in rappresentanza del MIT, reggevano un loro striscione sul palco. La Rete Facciamo Breccia non ha né aderito al Pride Nazionale 2008, né partecipato alla sua definizione politica e alla sua organizzazione, né lo ha sostenuto attivamente. Gli organizzatori hanno cercato di coinvolgere Facciamo Breccia nell’elaborazione del documento politico di questo pride nazionale accogliendo anche alcune istanze poste durante l’ultima assemblea del movimento LGBT da diverse soggettività che fanno parte anche della Rete e che dopo averle poste in quella sede si sono rifiutate di collaborare direttamente alla loro integrazione, come gli era stato proposto. Ci è risultata incomprensibile la mancata chiara adesione di Facciamo Breccia al Pride Nazionale, sostituita a due ore dal termine ultimo della chiusura delle adesioni da una lettera che si limitava a comunicare la partecipazione al corteo, peraltro già nota al Comitato Pride in virtù della presenza del loro carro.

Quello striscione non era previsto, nel senso che nessuno degli organizzatori sapeva che sarebbe apparso: Facciamo Breccia ha scelto di non aderire, ma ha voluto “parlare” dal palco comunque senza condividere questa “scelta” con nessuno degli organizzatori o dei responsabili politici. Scelta per noi assolutamente incoerente, irrispettosa e prevaricante.

Siamo certi che entrambe le situazioni avrebbero potuto essere discusse e risolte con modalità diverse, senza arrivare nè al coinvolgimento delle forze dell’ordine nè alla “presa” simbolica del palco, quasi si trattasse di un luogo del potere istituzionalizzato da contrastare e conquistare, mentre eravamo semplicemente noi, pezzi del movimento LGBT.

Il comunicato scritto da Facciamo Breccia strumentalizza consapevolmente l’accaduto assegnando ruoli di vittime e carnefici del tutto aleatori. E’ falso parlare di polizia sul palco: non c’era, ma era presente nel backstage, che era un’area estesa del Parco della Montagnola, controllato su responsabilità della Questura. E’ vergognoso attribuire a una volontaria intenti repressivi di qualunque natura: i volontari e le volontarie hanno lavorato duramente per quasi un anno con l’unico scopo di contribuire in prima persona alla riuscita del pride avvicinandosi alla militanza attiva LGBT. E’ disonesto intellettualmente focalizzarsi sulle presunte logiche securitarie che avrebbero animato il Comitato Pride, sviando l’attenzione da quello che è il vero problema, e che in questa occasione è emerso in tutta la sua drammaticità: la mancanza di rispetto da parte di Facciamo Breccia nei confronti di chi, all’interno del movimento LGBT, ha altre pratiche politiche e altri modi di agire.

Ringraziamo tutte e tutti coloro che hanno partecipato al Pride in modo pacifico e non violento, contribuendo al suo straordinario successo. Questa comunicazione vale come comunicato stampa.

Presidente del Comitato Pride – Flavio Romani

Paola Brandolini – Portavoce Bologna Pride

Emiliano Zaino _ Portavoce Bologna Pride